lunedì 29 aprile 2013

Budino di pistacchi.

Eccomi qui a proporvi ancora una ricetta light:
un altro dolce al cucchiaio con la ricotta invece della panna (io insisto perche è buonissima e vale la pena sostituire la panna con la ricotta confezionata SEMPRE – praticamente quelle NON sono ricotte…)
Provare per credere!


Per 5/6 persone:
250g di ricotta (vedi QUI al 25)
80g di pistacchi
500cc di latte
50g di maizena
10g di burro
100g di zucchero di canna
 

Dopo aver ridotto metà dei pistacchi a farina e l’altra metà frantumati grossolanamente; mettete da parte la granella grossolana e mettere in un tegame la farina, la ricotta, il latte (dopo averci sciolto la maizena a freddo), il burro sciolto a bagnomaria e lo zucchero e con un frullatore ad immersione amalgamare tutto.
Far cuocere finché non raggiunge la consistenza desiderata e spegnere. Unire anche la granella precedentemente tostata in un padellino “a secco”.
Mescolare ogni tanto mentre si intiepidisce e versate negli appositi contenitori da budino (quelli con 2 tappi); oppure prendete delle coppette, riempitele d’acqua e svuotatele lasciando che siano ancora bagnate, versateci il composto e lasciate in frigorifero per almeno un’ora.
Al momento di servire rivoltatele e si dovrebbero staccare altrimenti aiutatevi con un coltellino se la forma della coppetta ve lo consente o fate l’operazione con più “violenza”.

venerdì 26 aprile 2013

Gnudi ma anche…

Si capisce facilmente che “gnudi(Toscana) è un termine per indicare i “ravioli nudi”, cioè ravioli senza la pasta intorno, il ripieno e basta.
Nella mia famiglia li chiamavamo “malfatti” o molto semplicemente “gnocchi di ricotta e spinaci” ma in giro per l’Italia li chiamano anche “strozzapreti” e confrontando ricette varie nel web ho scoperto che a Cagliari vengono chiamati “saltaminbocca”. 

Questa è la “mia” versione ma il web ne è pieno e alcune differiscono di poco altre di molto.
Comunque questi son fatti con gli spinaci ma anche con la zucca, o con la bieta o con il radicchio sono perfetti: sempre s
emplici e sempre buoni.


500g di spinaci (già lessati e strizzati bene)
500g di ricotta
100g di parmigiano
50 + 100g di farina
1 uovo
noce moscata  (io no)
pepe
sale

Sminuzzare finemente gli spinaci con il coltello (NON usare un frullatore perché ne farebbe una poltiglia). Mischiarli con tutti gli altri ingredienti tranne i 100g di farina e lasciare riposare in frigorifero per mezz’ora.
Riprendere il composto e aiutandovi con un cucchiaio a molla dosa gelati fare delicatamente delle palline che passerete nella farina e che dopo aver scosso l’eccesso metterete in un vassoio.
In abbondante acqua salata bollente buttateli molto delicatamente lasciando il ragno (ramina) nell’acqua in modo che non si depositino sul fondo; cuocete (dopo che verranno a galla cuocete per altri 5 minuti) e conditeli con olio e parmigiano.
Se invece non siete vegetariani, non avete problemi di linea e siete dei buongustai: sono meravigliosi con tanto burro sfrigolante color nocciola dove abrete messo dentro foglie di salvia che si saranno abbeustolite e diventate croccanti - tutto "al limite" del bruciato - dopo averli spolverati di abbondante parmigiano.

giovedì 25 aprile 2013

Muffettino, cioè minimuffin al caffè.

A Roma il romano non parla più smaccatamente romano.
Si nasconde.
Si vuole “dare un tono”
Si è "ripulito"… 

Allora?
Allora nella capitale si sentono in giro accenti similnordici imbarazzanti, cadenze meneghine improbabili, 

uscite proprie dei gondolieri piucché di un barcarolo che va "contro corente".
“Ma sei fuori”?
“Sei proprio pirla”.
“Mona…”.
Ma non solo offese ed imprecazioni.
Anche usi e costumi.
Ecco perché ne parlo qui.
Proprio per il mio “muffettino”.

A metà mattinata qui a Roma – forse in tutta l’Italia visto che ormai si sono “globalizzate” tutte le usanze – alla spicciolata tutti vanno al bar a prendere un “caffettino” (poi c’è chi, come me, che non lavorando ma facendo 1200 cose si fa svariati caffettini nella mattinata… vabbè... ma questa è un’altra storia).
Ci sta.
Cioè:
sepoffà.
E quindi: muffin, piccolo, al caffè... ecco perché il mio muffettino (leggesi maffettino... caffettino... maffettino... Eh? Capito il gioco di parole? Eh?).

“Whei testina, proprio una figata!”
150g di farina 00
100g di zucchero di canna
40g di olio extravergine d’oliva
1 uovo
125g di yogurt bianco magro
1 bustina di lievito
vaniglia vera (o niente)
70+30g di caffè espresso o della moka decaffeinato
sale q.b.

Il classico metodo del muffin:
tutti gli ingredienti secchi e setacciati (farina, zucchero, lievito, semini di vaniglia, sale) in una ciotola, tutti i liquidi (uova, olio, yogurt, i 70g di caffè).
Mischiate i due composti polveri/liquidi per 25 volte (deve rimanere grumoso ma se fosse proprio troppo secco aggiungere gli altri 30g di caffè).
Imburrate ed infarinate gli stampi (oppure come ho fato io usate i pirottini – vedi QUI al 20) ed accendete il forno a 180°.
Mettete una cucchiaiata aiutandovi con un altro cucchiaio per far scendere in composto (non preoccupatevi di dover livellare il composto: più sembrano “buttati la” e meglio verranno).
Infornate e cuocete per circa 15 minuti (comunque fate sempre la “prova stecchino”).

lunedì 22 aprile 2013

Earth day muffin 2013

Oggi è la giornata mondiale della Terra.
Come nel 2011 (vedi QUI) ho preparato i miei Earth muffin: sono fatti con ingredienti di tutto il mondo.

Eccoli qui: 

260g di farina (Canada)
150g di zucchero di canna Muscovado (Filippine)
80g di olio extravergine d’oliva (Italia – Umbria)
30g di cacao (Repubblica Dominicana)
15g di the Matcha (Giappone)
100g di cioccolato fondente (America Latina)
2 uova (Italia – Lazio – dintorni di Roma)
170g di yogurt Total 0 (Grecia)
1 bustina di lievito
1 bacca di vaniglia (Sri Lanka)
acqua q.b.
sale q.b.

Bisogna procedere con il classico metodo del muffin:
tutti gli ingredienti secchi e setacciati (farina, zucchero, lievito, semi della bacca di vaniglia, cioccolato tagliat a dadini, sale) in una ciotola, tutti i liquidi (uova, olio, yogurt, acqua) in un'altra tranne cacao e il Matcha.
Dividete a metà il composto delle polveri: in uno aggiungere il matcha (vi conviene prima stemperare i suoi grumi aiutandovi con un cucchiaino di zucchero) nell’altro aggiungete il cacao (stemperando i grumi come per il matcha). Ad ognuno dei due unite metà composto dei liquidi Mischiate i due composti polveri/liquidi per 25 volte (deve rimanere grumoso). Imburrate ed infarinate gli stampi (oppure usate i pirottini – vedi QUI al 20 - come ho fatto io) ed accendete il forno a 180°.
Mettete un paio di cucchiaiate di un composto alternandolo con l’altro fino ad esaurimento (se il tutto non risultasse abbastanza variegato aiutatevi con uno stecchino).
Infornate e cuocete per circa 25 minuti (comunque fate la “prova stecchino”)

sabato 20 aprile 2013

Gelatina rossa

Veramente pochissime calorie, tanta salute e moltissimo gusto.

Per 5 persone:
200cc di succo e polpa di 1 arancia rossa
400g di frutti di bosco misti
100g di zucchero di canna
3,5g di agar-agar in polvere

Procedimento: 
Spremere l’arancia e con un frullatore ad immersione frullate con l’agar-agar in modo che risulti il più liscio possibile. Dopodichè riunire la polpa che rimane nello spremiagrumi dopo aver tolto i semi e lo zucchero e mescolare animatamente con una frusta finché lo zucchero non si è sciolto.
Mettetelo in un pentolino, girate e fate bollire finché non diventa un poco più denso (ci vorranno cicra 10 minuti), spegnetelo e mettetelo negli appositi contenitori da budino (quelli con 2 tappi); oppure prendete delle coppette, riempitele d’acqua e svuotatele lasciando che siano ancora bagnate, versateci il composto e lasciate in frigorifero per almeno un’ora.
Al momento di servire rivoltatele e si dovrebbero staccare altrimenti aiutatevi con un coltellino se la forma della coppetta ve lo consente o fate l’operazione con più “violenza”. 


N.B.
Comunque per la quantità seguite le indicazioni sul barattolo dell’agar-agar.

giovedì 18 aprile 2013

Il 22 aprile sarà la giornata mondiale della Terra!


Per saperne di più leggete QUI e QUI e anche QUI.
Io naturalmente festeggerò facendo un dolce.
Farò l'Earth muffin (QUI quello del 2011) che avevo inventato pensando al nostro vario e soprattutto bistrattato pianeta terra.
Chi vuole cimentarsi con me e con la mia ricetta è benvenuto/a.
Ah
anche se non farete gli Earth muffin esponete ugualmente il marchio nel vostro blog - volendo con il colleganento a questo post o a uno dei tre che vi ho segnalato io - molte persone neanche sanno di questa giornata.

1. Prendiamo il marchio.
2. Colleghiamolo con l'organizzazione ufficiale.
3. Parliamone nei nostri blog o su Facebook, Twitter, Linkedin, Google+... 
4. Il 22 aprile festeggiamo tutti insieme.
 
Sicuramente quello che faremo sarà un "niente" ma già far conoscere ad altri questa festa sarà un "grande niente"!
Ciao.
Dann

mercoledì 17 aprile 2013

Labna bianco e labna all’erba cipollina

Labna, lebneh, labne… 
NON LO SO qual’è il nome vero. 
So che è una preaparazione antica di origini mediorentali… 
Libanese? Siriana?...
Naturalmente tutti i foodblog più vecchi lo conoscono, lo hanno già preparato e l’hanno già archiviato come "roba vecchia".
Ma per me è una novità assoluta:

geniale, facile e perfetto nelle varie declinazioni (labna con erba cipollina – appunto, o labna con paprika, labna con cumino in polvere, labna con zafferano… penso che sarà presente spesso alle mie cene, ai miei brunch – non arrabbiatevi puristi e puriste varie, si lo so non c’etra niente con l’America… ma per me vale tutto ciò che si può spizzicare, assaggiare, gustare in un boccone: tutto ciò che non abbiamo mai assaggiato ma che da quel momento in poi non ci scordiamo più).
Insomma per me il labna è assolutamente geniale perché è buono, ha origini antiche - tanto antiche che non le ho trovate - e anche perché è facilissimissimo da fare. 

 
Ingredienti (pochi ma buoni):

500ml di yogurt bianco (se avete problemi di linea usate pure quello 0,1%)
1 pizzico di sale
10 fili di erba cipollina fresca

Prendo
un imbuto,
una brocchetta o un bicchiere grande (insomma un contenitore capiente – circa 300ml),

un foglio di carta-cucina (scottex o simili – meno è colorato meglio è).

Metto
l’imbuto nel contenitore, il foglio nell’imbuto e ci scolo dentro tutto o quello che c’entra dello yogurt dopo averlo salato e girato.
Lascio scolare per 6/8 ore (con l’esperienza deciderete il tempo giusto che conseguentemente decreta la densità del formaggio) e il formaggio sarà pronto da servire ma può aspettare tranquillamente chiuso in un contenitore e messo in frigorifero.
Mettetelo in una ciotolina con delle verdurine tipo sedano e carote fatti a bastoncelli o con dei grissini accanto: sarà molto apprezzato.
Per la versione all’erba cipollina:

basterà metterla tagliata finemente quando si sala.

W il labna!!!
Abbasso il Philadelphia!!!! 

martedì 16 aprile 2013

Quinoa con salsa di soia, erba cipollina e mandorle.

Si legge “chinùa”, non è un cereale ed è diffusissima in America Latina ed ora sta iniziando ad essere conosciuta anche qui in Italia (per apprfondimenti è meglio leggere QUI).
Comunque non è la bacca di Goji (altra scoperta… antichissima: QUI per saperne di più) ma è anch’essa una “mano santa” per tumori, invecchiamento e company

Per 4/5 persone:
400g di quinoa
100g di mandorle senza pellicina
4 cucchiai di salsa di soia
10 fili di erba cipollina fresca (è importante che sia fresca: quella secca ha un altro sapore e a volte non sa proprio di niente)
olio extravergine d’oliva
sale grosso
sale fino (se serve)

Sciacquate abbondantemente la quinoa (avete mai visto come conservano i cereli o simili prima del confezionamento?... sciacquate!).
Dopodichè lessare come per la pastasciutta seguendo le indicazioni sulla confezione (la mia diceva 15 minuti e comunque è pronta quando esce il “vermino” o germoglio.
Scolare e sciacquare drenando bene l’acqua.
In un padellina “a secco” tostate per un paio di minuti le mandorle dopo averle tagliate a scagliette o a filetti (oppure fate come me: le ho comprate già a lamelle… non ho un buon rapporto con i coltelli).
Condire con la salsa di soia, l’olio, le mandorle e l’erba cipollina tagliata a “tubetti” di circa un centimetro. Usare anche il sale ma solo dopo l’assaggio (la salsa di soia è salatissima).  


N.B. E' buonissimo servito tiepido o anche a temperarura ambiente.

IMPORTANTE:

Ieri sono stata alla presentazione di questo libro alla scuola di cucina di Roma “Cuochepercaso” di Valeria Vocaturo: scritto da Roberta D’ancona (spiega ai non addetti ai lavori e a volte anche agli addetti il mondo dei/delle foodblogger e nonostante io ne faccia parte trovo che questo libro aiuti a descrivere e a far capire la situazione di oggi).
Sicuramente ci sono troppi foodblog e naturalmente io mi sento di far parte di quelli più seri e naturalmente necessari.
Questo libro io l’avevo e già l’avevo letto e incontrare la persona che l’ha scritto mi ha fatto capire (si capiva anche dal SUO BLOG) che quello che c’è scritto non è il frutto dell’improvvisazione o della moda di un momento,
ma è il risultato di un progetto e di ricerche ben svolte.
Naturalmente ciò non toglie che io provi un’invidia pazzesca perché non ne faccio parte.

lunedì 15 aprile 2013

Budino al cappuccino

Per 8 persone: 
1 lt di latte parzialmente scremato (o intero se non avete problemi di calorie)
100cc di caffè decaffeinato (moka)
100 g di maizena
10 g di burro
80 g di zucchero di canna

Mettere a fondere il burro in un tegamino capace facendolo sciogliere a fuoco lento, togliere dal fuoco e aggiungere il latte freddo con il caffè in cui è stata precedentemente sciolta la maizena mescolata con lo zucchero.

Mescolare con un cucchiaio di legno e stemperare gli eventuali grumi (se non ci riusciste date una passata con il frullatore ad immersione), rimettere sul fuoco continuando a mescolare finchè non si sarà raggiunta la densità desiderata.

Versate ora negli appositi contenitori da budino (quelli con 2 tappi); oppure prendete delle coppette, riempitele d’acqua e svuotatele lasciando che siano ancora bagnate, versateci il composto e lasciate in frigorifero per almeno un’ora.
Al momento di servire rivoltatele e si dovrebbero staccare altrimenti aiutatevi con un coltellino se la forma della coppetta ve lo consente o fate l’operazione con più “violenza”.

sabato 13 aprile 2013

Mimosa d’arancia alla crema di pistacchi (facilissima e light)


E’ veramente semplice da fare e leggera leggera, c’è poco zucchero, solo 2 uova, niente panna, pochissimo olio e burro… certo, è sempre una mimosa ma invece di una fettina minuscola se ne possono prendere anche due.
Per la torta vera e propria (quello che di solito si fa con il Pan di Spagna) ho usato la ricetta della mia Torta Passepartout che con delle piccole modifiche ho fatto diventare all’arancio e soprattutto arancione.
E’ una torta che ho portato al compleanno di mia sorella: lei adora questo dolce, ha fatto molti – anzi pochi – compleanni festeggiando con questa torta che prendevamo in pasticceria… Questa è la mia versione: casalinga e VELOCE, c’è anche un altro modo per prepararla (QUI)* ma io avevo veramente pochissimo tempo e quindi ho fatto così.

 
* C’è anche un terzo metodo che ho visto fare alla proprietaria di un ristorante di Roma che teneva un corso. Ma, sia perché è stata un’esperienza negativissima sia perché non l’ho mai fatta in prima persona e quindi non l’ho personalmente sperimentata, non la inserirò.


 

Per 8/10 persone

Ingredienti per la torta:
150g di farina
125g di zucchero di canna chiaro
2 uova intere
50g di olio di semi di mais
150g di succo d’arancia rossa
1/2 bustina di lievito per dolci
vaniglia
1 cartina di zafferano
1 pizzico di sale

Ingredienti per la crema:
250g di ricotta (vedi QUI al 25)
80g di pistacchi
500cc di latte
50g di maizena
10g di burro
100g di zucchero di canna

Preparazione della torta/base:
sbattere le uova con lo zucchero con la frusta elettrica finché saranno spumose. Aggiungere l’olio, il succo d’arancia, la vaniglia e mischiate. Aggiungere poi la farina, il lievito e lo zafferano setacciati e amalgamare il tutto.
Versate il composto in uno stampo antiaderente di 26cm, - meglio se a cerniera - oliato con un pennello o con un pezzetto di carta cucina e infornate a 180° per 45 minuti.
Sfornate e lasciate raffreddare la torta per mezz’ora.
Sformate capovolgendo la teglia e sbattendola sul piano (se invece avete usato lo stampo a cerniera ATTENZIONE prima di aprirla passate una lama di plastica o silicone tutto intorno in modo da staccare il dolce dalle pareti altrimenti si romperà tutto).
Far asciugare la torta o capovolgendola o mettendola su una gratella per dolci – se non l’avete sottomano sarà perfetta per questo uso la grata del forno dritta o rivoltata basta che si rialzata in modo da far passare l’aria sotto il dolce.
Altra mezz’ora così, poi tagliare via l’eventuale cupola e un pezzo della torta e mettere questi ritagli nel robot e accendere ad intermittenza fino a ridurli in briciolone.
Metterle da parte e ora…
 

Preparare la crema: dopo aver ridotto metà dei pistacchi a farina e l’altra metà frantumati grossolanamente; mettete da parte la granella grossolana e mettere in un tegame la farina, la ricotta, il latte (dopo averci sciolto la maizena a freddo), il burro sciolto a bagnomaria e lo zucchero e con un frullatore ad immersione amalgamare tutto.
Far cuocere finché non raggiunge la consistenza desiderata e spegnere. Unire anche la granella precedentemente tostata in un padellino “a secco”.
Mescolare ogni tanto facendo raffreddare.
 

Assemblaggio: mettere la base in un piatto sovradimensionato e spalmare abbondantemente la crema (anche sui fianchi).
Far aderire tutte le briciole che rimarranno attaccate anche in verticale grazie alla crema.
Spolverare con lo zucchero a velo.
Pulire accuratamente il piatto.
Ecco la mimosa fatta con le vostre mani (giuro che così è veramente facile).

giovedì 11 aprile 2013

Tartufi alle mandorle

Per circa 30 tartufi:
400g di torta al cioccolato *
80g di marmellata (albicocche, pesche o arance)
50g di liquore amaretto
50g di lamelle di mandorle
zucchero a velo
* io ho usato la mia Torta Caprese QUI ma va bene anche QUESTA più leggera.
Comunque va bene qualsiasi tipo di torta anche QUESTA o QUESTA (sostituendo le nocciole con le mandorle) o qualsiasi altro “avanzo” di non più di tre giorni.


Spezzettare e poi sbriciolare o mettere nel robot la torta al cioccolato riducendola a una grana grossa.
Unire la marmellata e il liqure al composto sfarinato e amalgamare; formare delle palline (ø 2,5cm) comprimendo il minimo indispensabile, passatele nelle lamelle di mandorle precedentemente tostate in un padellino “a secco” per 1 minuto pressandole in modo che aderiscano bene.
Mettere negli appositi pirottini (QUI al n. 20) spolverando con lo zucchero a velo, mettere in frigorifero per almano mezz’ora e servire.

P.S. Il giorno dopo sono ancora più buoni.

mercoledì 10 aprile 2013

Sunshine

Voglio ringraziare tanto Cristina del blog http://www.mycookingidea.com che ha pensato a me per questo premio.

Chi riceve questo premio deve rispondere alle domande qui di seguito e poi assegnarlo ad altri blog (il numero di questi blog non è precisato, io ne sceglierò 6 come ha fatto Cristina).


Colore preferito: viola-granata
Animale preferito: tutti dal leone al topo. Adoro i cavalli. Odio ragni, isetti e zanzare e anche le farfalle e le coccinelle… le odio, non mi fregano: per me sono solo scarafaggi vestiti a festa.
Numero preferito: non ho un numero preferito li dimentico indistintamente tutti.
Drink preferito NON alcolico: la CocaCola light: si lo so, non è sana, fa male, costa, è un prodotto stra-iper-super-megaconsumistico ma NON FA INGRASSARE.
 

Le tue passioni: cibooooooooo.
 

Preferisci ricevere o fare regali: mi piace da morire fare i regali anche se – sarei ipocrita a dire il contrario – la cosa che preferisco è riceverli.
Modello preferito: Io odio i modelli anche se forse si intendeva “modello (di uomo) preferito” allora si che ho un “preferito”… è Pierfrancesco Favino oppure Elio Germano oppure Luca Argentero.
 

Giorno della settimana preferito: il sabato, anche se non lavoro mi da sollievo solo il fatto che Mia non debba andare a scuola e quindi non mi devo alzare alle sei e mezza, felicità che è sabato appunto e c’è la domenica il giorno dopo e non devo fare qualche tipo di attività fisica (fisioterapia, piscina, posturale, camminare). Bello!
La domenica invece la odio (troppa pace e il giorno dopo si ricomincia).
Fiori preferiti: tutti tranne quelli “recisi”. I fiori che dico io devono avere le radici, essere vivi.


Ecco i blog ai quali passo il premio:


1. Sissima http://www.acquaefarina-sississima.com/

2. Ale http://dolcezzedinonnapapera.blogspot.it/

3. Speedy70 http://atuttacucina.blogspot.it/

4. Eleonora http://elel-vogliadi.blogspot.it/

5. Federica http://ledolcissimecreazioni.blogspot.it/

6. Maria http://architettincucina.blogspot.it/

martedì 9 aprile 2013

Ragù di carote.


Intanto QUI c’è "tutta la verità, solo la verità, nient'altro che la verità" su ragù o ragout… 
...ma questo è semplicemente il mio ragù:  
non bolognese, non napoletano, 
né dell’Artusi, né di Marchesi.
E’ mio, solo mio 

ed è anche di carote.
Ma è BUONO, BUONO e ancora BUONO.
 

In realtà non è mio o della mia famiglia ma della famiglia della mia amica Roberta; ma dato che a 20 anni eravamo quasi in simbiosi, si può dire che questo ragù è anche un po’ mio (senza considerare poi le volte che l’ho fatto e le inevitabili modifiche fatte nel tempo).

500g di macinato di vitello
4 salsicce di maiale o 300/400g di macnato di maiale
800g di carote
1 cipolla grande
1 bicchiere di vino bianco
1 foglia d’alloro
400cc di passato di pomodoro*
olio extravergine d’oliva
sale
peperoncino
pepe
parmigiano
un cucchiaino raso di cannella (andateci cauti perché è un gusto molto mediorientale che può non piacere) 


* con un Minipimer io prendo un barattolo di pelati e lo faccio da sola. 
 
In un tegame molto grosso metto l’olio e lo faccio scaldare poi a fuoco medio/basso metto la cipolla che avrò pulito anche dagli eventuali parti verdi centrali (come per l’aglio anche questi sono indigesti e quindi si “ripropongono” lasciando un brutto ricordo del ragù) finché non diventa trasparente e il peperoncino frantumato.
Dopodichè alzo il fuoco e dopo un attimo butto le due carni e le carote e faccio andare sempre a fuoco alto per un minuto mescolando e separando la carne il più possibile e amalgamandola alle carote.
Sfiammo con il vino, altro minuto, metto il pomodoro, 2 mestoli di acqua, l’alloro intero, la polvere di cannella, giro, abbasso il fuoco metto il coperchio e faccio andare per mezz’ora.
Dopodichè levo il coperchio, salo, metto il pepe, giro e faccio asciugare (ci vuole circa un quarto d’ora).
Il ragù e pronto per condire con l'aggiunta di una manciata di parmigiano sopra.

P.S. Nella fotografia condisce degli gnocchi piccoli (chicche) di farro, ma di solito lo faccio con pasta corta tipo le mezzemaniche rigate o i più comuni rigatoni.

Naturalmente è perfetto anche con pasta fresca all'uovo tiipo le tagliatelle.

venerdì 5 aprile 2013

Torta di cioccolato e pere

La prima volta che ho inserito questa ricetta era a ottobre, poi mi ci sono inevitabilmente affezionata ed il fatto che sia senza latticini e senza uova la rende particolarmente leggera quindi apprezzata qindi adattissima ad ogni occasione.
Non è originariamente mia ma di Cobrizo, una blogger che fa delle illustrazioni meravigliose. Io l’ho solo modificata un poco.
La ripubblico (l’originale è QUI) per partecipare al Contest di About Food.


Ingredienti:
100g di farina 0
150g di farina integrale
60g di olio di mais
200g di cioccolato fondente
150g di sciroppo d'acero
100g di latte di soia
una bustina di cremortartaro* o lievito
2/3 pere ben mature e dolci
un pizzico di sale 

cacao per decorare

Nel mixer polverizzare il cioccolato nella farina con un pizzico di sale.
Unire il cremortaro e mescolare.
Inglobare l'olio, lo sciroppo d’acero e il latte e mescolare ancora.
Versare in una tortiera unta ed infarinata l'impasto.
Lavare, e se sono biologiche non sbucciare e tagliare le pere a fette, quindi disporle sopra l'impasto.
Infornare a 170° per 35’ minuti in forno statico.

* il nome chimico è bitartrato di potassio, ma è semplicemente un agente lievitante naturale. Può essere usato da solo, ma spesso è venduto miscelato a bicarbonato di sodio, che lo attiva, in presenza di acqua.
E' amato anche dai vegetariani e vegani perchè il lievito chimico contiene invece spesso uno stabilizzante che può provenire da bovini o da suini.
Inoltre ha il pregio, per gli intolleranti, di non contenere i microorganismi tipici ad esempio del lievito di birra, che fanno fermentare gli zuccheri. (NOTA ORIGINALE DI ”COBRIZO”)


Ecco il Contest a cui partecipo: Dolci senza latte e senza uova:



giovedì 4 aprile 2013

Zuppa di fave, cavolfiore e broccolo.

Mi accorgo di Sre sempre in ritardo con i miei post (fortuna che non lavoro! Ma come fanno gli altri? Hanno forse 20 mani, 3 cervelli, 48 occhi? Beh, io attrzzata "standard" non ce la faccio (forse dovrei essere "special", "plus", "mega", "lux"...
Comunque, ecco la mia nuova ricetta, è una zuppa che ahimé… ahinoi… ahitutti… si addice non tanto al periodo, ma al meteo si!
Avrei tanto preferito un gaspacho o un’insalatina, ma… è ancora zuppa.
Non ci pensiamo più.


1 cavolfiore piccolo
1 broccolo piccolo
1 kg di fave fresche pulite
1 spicchio d’aglio piccolo
olio extravergine d’oliva
1 panino secco (facoltativo)
*
1 cucchiaio d’aceto normale (facoltativo)*
sale
pepe nero macinato fresco

Mettere in una pentola le fave, lo spicchio d’aglio pulito, coprire d’acqua e far bollire fino alla cottura delle fave.
Spegnere salare e con un frullatore ad immersione frullate tutto – anche l’aglio se invece non lo gradite toglietelo o se lo odiate non lo usate proprio.
Mettete a bagno il pane secco diviso a metà imbevuto in due bicchieri d’acqa e nell’aceto.
Intanto in una pentola versare 4 dita d’acqua, una manciata di sale grosso, il broccolo e il cavolfiore tagliando le basi e facendole a pezzi medi, mentre i fiori li dividerete a mano lasciandoli il più integri possibile.
Quando i fiori sono ancora al dente, dopo circa 5/10 minuti – dipende dalla loro grandezza - toglierli con una ramina e metterli da parte.
Continuare la cottura dei gambi finché non saranno ben cotti.
Poi unire tutto, anche l’acqua di cottura, con il puré di fave e frullare bene con un frullatore ad immersione fino a che non risulta tutto liscio.
Dopodiché unire i fiori al dente, pepare e rimettere sul fuoco per un minuto girando delicatamente.
Ora spegnere, un giro d’olio ottimo e senza più girare incoperchiare.
Lasciare riposare per 5 minuti e servire. 


* Pare che usando del pane secco imbevuto d’aceto si eviti quel fetore che fa cascare le braccia a tutti gli ospiti più ben disposti quando si apre la porta d’ingresso.  

P.S. di * Io ho provato a cambiare aria, a lasciare la finestra della cucina aperta, a bollirlo in pentola a pressione… ma niente… un po’ di odore rimane sempre e ci riporta inevitabilmente a ricordi di periodi infausti, grigi e tristi.
Invece con questo rimedio della nonna (anzi della zia… per essere più precise della zia Ornella) un pochino di tristezza si evita.
Quindi provatelo.

lunedì 1 aprile 2013

Tartufino di cioccolato con nocciole e arancia.

E' l'ideale per usare i ritagli quando si deve allestire una torta di compleanno (la mia era una torta per il compleanno di mia figlia Mia per i suoi 13 anni - che posterò).

Per circa 30 tartufini:
400g di torta al cioccolato
50g di marmellata d’arance
1 arancia non trattata
50g di granella di nocciole*

Spezzettare e poi sbriciolare o mettere nel robot la torta al cioccolato riducendola a una grana grossa.
Ricavare dall’arancia prima la buccia grattata poi il succo.
Unire al composto sfarinato, la buccia grattata, la marmellata
e amalgamare; se non fosse sufficiente unire anche del succo dell'arancia.
Formare delle palline (ø 2,5cm) comprimendo il minimo indispensabile, passatele nella granella di nocciole, tostata in un padellino “a secco” per 1 minuto, pressandola in modo che aderisca bene.
Mettere negli appositi pirottini (QUI al n. 20) e servire.

 
* Io ho usato granella acquistata ma l’ideale e farsela da soli con le nocciole senza pellicina. Attenzione a non fare una farina, l’ideale è frantumarle con un batticarne.