PESCE di APRILE

Scritto il 27 ottobre 2009

Nasco nel lontano 1964 (lontano? Per me é "l'altro ieri").
Educata in maniera dura (mia nonna), buonissima (mia mamma), ma dura (vinceva sempre mia nonna) e un po’ di anni fa il fatto di caricare troppo i bambini non esisteva: quindi ero stracarica, quindi so l’inglese (poco), il greco e il latino (pochissimo, ma ho fatto il liceo classico quindi qualcosa ne so); so nuotare, andare a cavallo, sciare, tirare di scherma, qualcosa di ginnastica artistica, poi so suonare la chitarra classica (veramente male e ora neanche più male… non la so suonare), so lavorare ai ferri, fare l’uncinetto, cucire (pochissimo), ricamare (non fa per me) cucire a macchina (poco)…. ho lisciato una scuola per parrucchieri perché coincideva con un corso di dattilografia o forse mia madre aveva detto a sua madre, nonché mia nonna, “basta! Questo è veramente troppo!”: Comunque a 16 anni nel corso di dattilografia non è che ero la più piccola… non era proprio contemplato dal regolamento, ma mia nonna arrivava dappertutto e quindi ho il diploma di dattilografa (se veniva la terza guerra mondiale avevo un mestiere in mano).
A questo tipo di educazione, una volta fuori di casa (23 anni circa), si è aggiunto il mio amore per le cose nuove, avrei voluto (e ancora vorrei) provare tutto e quindi: wind surf, squash, motocicletta, sci d’acqua, teatro, francese, sassofono, sociologia…
Una vita molto piena, talmente piena che di colpo si è svuotata.
Avevo appena partorito una figlia bellissima di nome Mia; stavo allattandola sul letto di casa, a una settimana dal parto, quando…
 

1° Aprile, "Pesce d’Aprile", mal di testa atroce, svengo, barella, ambulanza, sirena…
 

Esterno Giorno
 

Pronto Soccorso
 

Comincia E.R., ma non è televisione, è vita reale!

Ho avuto un ictus, un’embolia post-partum, comunque è stato un embolo che partito da una gamba è salito, salito… salito ed è andato a esplodere, tipo fucile a pallini, nel cervelletto creando danni piccoli (vorrei vedere se fosse successo al medico che ha detto “piccoli”) ma vari. Quindi non potevo più camminare, parlare, concentrarmi, etc. etc.
“E’ andata bene, poteva anche morire”.
Per me è stato come “morire”.
Vabbè!
Continuiamo.
Sono stata in coma per un mese, poi ricoverata nello stesso ospedale per un altro.
Giugno e luglio li ho passati in un altro ospedale, un ospedale di riabilitazione.
(Apro una parentesi, nel vero senso della parola, per il passaggio da un ospedale all’altro.
Ero allettata e il passaggio l’ho fatto in ambulanza. Ancora me lo ricordo.
Sto piangendo - non allora, allora per fortuna capivo molto poco - ora sto piangendo mentre scrivo e ricordo.
Sirene spiegate. Io in barella nell'ambulanza. Cesare – il mio compagno - dietro che ci seguiva con il motorino. Aiutoo! – ancora adesso quando vedo e sento un’ambulanza… mi sento male. - VI PREGO: lasciate sempre libera la corsia d'emergenza!!! - Mi asciugo le lacrime e chiudo la parentesi).

Agosto finalmente si va a casa, senza carrozzina, sulle mie (molto tremolanti) gambe perché, causa Regione, non potevo più stare ricoverata, nonostante ne avessi molto bisogno.
Allora Day Hospital. Tutti i giorni, dall’altra parte di Roma, accompagnata da un tizio silente che mi prelevava tipo pacco, mi depositava su una sedia in una sala d’aspetto e mi veniva a riprendere dopo due o tre ore, nella stessa sala d’aspetto, ma su un’altra sedia. Tutti i giorni. Così. Aiuto.
Non so quant’è durato il Day Hospital, l’ho rimosso.
Dopo il Day Hospital c’è stato il Centro di Fisioterapia dove andavo autonomamente (senza il “tizio silente”) con il taxi.
Nel Centro di Fisioterapia, oltre alla fisioterapia normale e alla logoterapia, di cui avevo indubbiamente bisogno, facevo anche un metodo che probabilmente sarebbe andato bene a chi come patologia aveva l’influenza o i duroni ai piedi, per me e per il mio stato non era molto indicato come non trovavo indicato il neurologo, dico ”NEUROLOGO” non agopunturista o naturopata, che curava la mia patologia con i Fiori di Bach… sorvoliamo.
Poi l’idroterapia.
Insieme l’ippoterapia.
Anche la ginnastica come terapia.
E taxi, poi ritaxi, di nuovo taxi e un’altra volta taxi.
Ho fatto un calcolo:
2 terapie al giorno, sono 4 taxi, che moltiplicati per 5 giorni a settimana, fa 20 taxi a settimana, che moltiplicati per circa 45 settimane in un anno, fa 900 taxi, che rimoliplicato per circa 3 anni, fa 2700.
Ho preso duemilasettecento taxi (su 2700 me ne ricordo solo uno – non esagero – veramente gentile).
Ho preso Taxi che voi umani non potete neanche immaginare.
Fino a quando.
Basta!
Dopo pazienti e spericolate prove di guida con il mio compagno, che ho appena nominato ma che c’è sempre stato e si è sorbito tutto e più di tutto (perché lui ricorda e anche molto bene), dicevo dopo questa ulteriore prova d’amore, mi sono sentita pronta per prendere la patente per disabili. Naturalmente prima guidavo come una spericolata, collezionando incidenti, macchine sfasciate ecc ecc.
Ora? Ora se sto guidando mi spavento anche se qualcuno si affaccia da un balcone (anche se in effetti non lo vedo perché tengo gli occhi fississimi sulla strada):
Non mi ricordo più che stavo dicendo (scrivendo)… ah si, la patente per disabili.
Finalmente la prendo, e con questo è cambiata la mia vita (ancora?):
vado dappertutto (a Roma e nelle vicinanze – mi sono spinta anche all’Argentario ora che ci penso). L’importante è l’arrivo; Deve essere facile, non pieno di buche, sicuro (nel senso che è sicuro che ci sia)… praticamente vivo nei centri commerciali, all’Ikea, nei supermercati, nelle Upim, nelle Oviesse. L’importante è che si sia dentro subito.
E’ fantastico se si vede dal lato terapeutico (parcheggi disabili, tutto piano, carrelli per appoggiarsi, per chi come me cammina con difficoltà è perfetto) e dal lato dello shopping è ancora meglio (se mi ricordassi bene i numeri saprei dove è più conveniente comprare una cosa... ma sono sempre stata dislessica per i numeri).
Ci sono centri commerciali in ogni dove. E io ci sono stata!
Lunghezza, Bufalotta Capena, La Rustica, Romanina, Tiburtina, Tiberina, Casilina, Prenestina, Aeroporto. Sono stata dappertutto! Uscivo di casa la mattina per esplorare un nuovo centro commerciale e non tornavo mai con le mani vuote, anzi.
Comunque.

Ora, dopo nove anni e mezzo, è tutto molto più semplice:
una bimba veramente stupenda, un compagno sempre sempre presente, una famiglia attentissima e disponibile.
Mi duole dirlo ma non tornerei indietro.
Cioé... 

se potessi avere tutto questo cioè come sono diventata nella testa e nel cuore in questi anni, e in più potessi tornare a essere normale, correre, scrivere, cucire, attaccare un chiodo, portare i tacchi, andare in bicicletta, andare sui pattini, suonare il sassofono, guidare la moto, dipingere, disegnare, cantare, portare un bicchiere pieno, prendere in braccio mia figlia (ora sarebbe un po’ pesante) e tutto quello che non posso più fare... Naturalmente con mia figlia Mia* ugualmente presente nella mia vita...
non vorrei tornare indietro. 
 Beh magari! Mica sono scema.
("Botte piena e moglie ubriaca"?... No! Solo una cosa normalissma).

* MIA FIGLIA?
Avete fatto caso che non l’ho mai nominata.
La causa di cotanto casino.
Rancore?
Non penso proprio.
E’ fantastica

Veramente. E non perché “ogni scarrafone…”, lo è proprio: 
è bella, è brava, è intelligente, è sensibile, disegna meravigliosamente, è nell’agonismo di ginnastica artistica, non gli piacciono neanche i dolci.
E’ bravissima.
Pure troppo.
Insomma è
Mia, mia figlia.
 

Darei un rene, un braccio, un occhio, la vita per lei.

Daniela (soprattutto una mamma).



P.S. Mi ero dimenticata: “ballare”. BALLARE, io adoravo (e adoro) ballare.

Avevo rimosso il concetto.
Ora non posso più.
Non posso perché già è difficile per me stare in equilibrio ferma. Camminare è un’impresa (poi dicono che non vedo nessuno, non saluto nessuno – grazie, devo guardare dove metto i piedi, STO CAMMINANDO. Se muovo solo lo sguardo… casco).
In più, tornando al ballare, il cervelletto, dove sono stata colpita io, è colui che regola-comanda-coordina il ritmo: il ritmo è il cervelletto.
Quindi è impossibile per me ballare ancora. Aiuto.
 

Fine



12 commenti:

  1. ...questa estate sono stato in un posto fantastico, in Italia, in Sardegna per l'esattezza, consigliato e poi "assistito" da una coppia di amici che lì hanno comprato una casa in un angolo di paradiso. Perchè ti sto scrivendo questo ti chiederai... perchè mi piacerebbe che tu li conoscessi, mi piacerebbe soprattutto che conoscessi lei, una donna fantastica, piena di fascino e di passione, che ama la vita e, pensa un pò, è appassionata di cucina proprio come te...

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  2. Ciao Daniela.
    Portiamo lo stesso nome..
    Questo tuo racconto mi ha commossa, mi ha veramente fatta ragionare.. Ho pensato a lungo se scriverti questo commento oppure no.
    "Cosa le posso scrivere che non sia un'emerita cavolata? Che non sia una frase fatta, che non sia una presa per il biiip"
    Ma poi ho deciso di farlo.
    Infatti non ti sto dicendo nulla di che, vero? Sto scrivendo solo un'ammasso di parole, una dietro l'altra, per riempire un quadratino bianco..
    Ma mi hai fatta pensare, mi hai fatta commuovere.
    Lo so che è la stessa frase che ho scritto all'inizio, ma è questo che voglio dirti.
    Voglio anche dirti che abbiamo la stessa passione per la cucina, e quindi adesso vado a vedermi le tue ricette!

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  3. @Yaya. (mi sa che si fa così)
    Grazie del commento. E' bello anche perché non parla meramente di cucina (nulla contro la "cucina", ma ho personalmente - anche se faccio finta che non è così - una situazione un poco più complicata e la passione per la cucinami ha riempito il tempo che prima era occupato da 1000 altre cose - in cucina ci entravo la mattina per fare il caffé e tardissimo, prima di andare a letto per rubare qualcosa dal frigorifero).
    Spero di esserti utile con qualche ricetta.
    Tu mi sei stata molto utile perché questo tuo commento ha "umanizzato" un mondo gelido fatto di "post", "commenti", "url", "widget", "counter", "link", "contest"....potrei continuare ancora ma non mi sembra il caso.
    Grazie ancora, Daniela

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  4. Ciao!!!!Mi sono letteralmente mangiata le tue parole,non solo per il fatto ma per come sono scritte!!!!
    Bravissima!Non hai mai pensato di darti,oltre che alla cucina,anche alla scrittura di libri?Il primo potrebbe trattare proprio questa tua esperienza e poi altri e altri!!!!!
    E uno si intitolerebbe "Vento di maestrale"Un bacio grande
    Alessandra

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  5. Avevo letto tempo fa questo racconto, un anno fa circa. Sono cambiate tante cose nel frattempo e spero di potertele raccontare a voce. Ti scrivo qui per due motivi

    1) prima ancora di leggere la sceneggiatura di C, mi soo iscitta al blog... non glielo dire :-)

    2) Difficilmente leggere un racconto per la seconda volta manda gli stessi identici segnali nello stomaco.

    Un abbraccio grande,
    Silvia

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  6. Mia cara, sei un tesoro, leggendo le tue parole piangevo anche io. Mi sono avvicinata al tuo blog per la passione della cucina e la bellezza delle tue ricette, non avevo letto tutta la tua incredibile storia. La vita è stata durissima con te, una giovane mamma che mentre allattava ha subito quella terribile sciagura. Sai abbiamo tantissime passioni in comune, mi piace molto Camilleri ed anche io non sono riuscita a seguire i suoi ritmi, adoravo la danza ed ho smesso a 15 anni perchè ho conosciuto il mio amore che ho sposato a 16 diventando mamma. Ho avuto tantissimi dolori non fisici, ma mentali per comportamenti dei familiari più cari che invece di starmi vicina mi hanno spezzato le ali e cambiato il carattere. ora, purtroppo devo salutarti, ma per me è stato un vero onore conoscerti, un saluto affettuoso
    M.G.

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  7. Grazie, mi mancava proprio una carica.
    Dann

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  8. Ciao piacere di conoscerti, la vita non si sa mai cosa può darti... io ho una nipote nata con la spina bifida..... ha sempre avuto una forza ed una voglia di essere come tutti gli altri ed ha un carattere meraviglioso, come il tuo a sentirti raccontare tutto. ciao Paola

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  9. Piacere di conoscerti e grazie per aver condiviso con noi la tua vita, tutto quello che hai passato, con ironia e tante emozioni. Dovresti scrivere un libro, sei molto brava a coinvolgere con le tue parole!
    Un abbraccio forte!

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  10. @ ELeI: Volevo lasciarti un messaggio per ringraziarti.
    E ho rletto.
    Pazzesco, non posso ricordare, non voglio ricordare.
    Ora ho il mio fantastico blog.
    Nel cambio non mi è andata molto bene.
    Comunque grazie.
    Devo svegliare Mia, altrimenti salta il pranzo.
    Dann/www.cucinaamoremio.com

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  11. Ciao Dann, sono arrivata sul tuo blog per caso, passando da quello di Martina di Lamponi e Tulipani e dalle sue ricette provate dagli altri. Ti dico solo: piacere di conoscerti. Questo tuo racconto scuote l'anima. Grazie. :)

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